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Senza titolo

Sei tonnellate di peperoncino sul fondo prosciugato del lago, 2010.
Coordinate Google Earth: 36°55'32.54"N, 36°42'44.65"E

Omaggio alla tradizione anatolica, il kilim tracciato sul letto, temporaneamente prosciugato, del lago artificiale intorno al sito archeologico di Tașlı Geçit Höyük (Gaziantep, Turchia) è stato realizzato in occasione dell'inaugurazione del parco archeologico del sito il 12 ottobre 2010 (a conclusione degli scavi biennali dell'Università di Bologna).
Esso rappresenta un momento di dialogo importante tra passato e presente: il contrasto tra il terreno naturale, la terra arata e il peperoncino (coltivazione tipica della Turchia sud-orientale, che matura alla fine di agosto e viene steso a settembre sui campi a seccare caratterizzando la valle circostante) suggerisce motivi e figure che rimandano a un linguaggio simbolico proprio dei tappeti della regione anatolica. Allo stesso tempo la breve durata dell'installazione, che dopo qualche mese dalla sua messa in opera è stata cancellata dalla annuale piena del lago, fa riflettere sulla situazione attuale di un progresso che va appropriandosi della natura assoggettandola alle sue esigenze.
La collocazione del kilim ai piedi del pendio orientale del sito, alla fine di un percorso guidato all'interno del parco archeologico suggerisce una obbligata riflessione. Il messaggio dell'artista è come un calco impresso nella terra, nera e ricca allo stesso tempo, deposito ed archivio di vita ma anche di storia: il kilim vuole essere metafora della fragilità del patrimonio culturale, compromesso in questo specifico caso dalla piena del lago.
Come il kilim anche il sito archeologico, ricco di rovine seppellite dalle stratificazioni del tempo, è un tassello della nostra memoria collettiva che tuttavia accettiamo che possa scomparire per sempre.

 

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Abbandonato ai piedi dei giganti giace incompiuto il sogno dell'aurora

Ferro dipinto su basalto, 2010
Coordinate Google Earth: 36°55'40.72"N, 36°42'29.28"E

Nell'ambito del progetto del parco archeologico del sito di Tașlı Geçit Höyük (Gaziantep, Turchia) l'artista realizza l'opera Abbandonato ai piedi dei giganti giace incompiuto il sogno dell'aurora, scultura in ferro e monoliti di basalto, all'ingresso del parco.
L'installazione e' stata concepita come un segno impresso in un paesaggio desolato, perché come afferma Walter De Maria : “l'isolamento è l'essenza della land art”. L'opera rimanda ad un motivo degli antichi kilim turchi, conficcato nel terreno per cui la metà speculare risulta non visibile, e rappresenta l'unione degli opposti, nel nostro caso tra natura e cultura, tra conservazione e progresso.
Il titolo dell'opera, ispirato a un verso del poeta e pittore italo-greco Alberto Savinio - Abbandonato ai piedi dei giganti giace incompiuto il sogno dell'aurora - suggerisce la fragilità del nostro patrimonio culturale ma allo stesso tempo la maestosa bellezza e il fascino che esercita sempre il passato su di noi. La metafora della porta inoltre prepara il visitatore ad un'immersione nel passato mentre il colore rosso ci riporta all'attualità dei campi ricoperti di peperoncino messo a seccare al sole nel mese di settembre nell'area intorno al sito.

 

 

 


 

 

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Mutluluk (Felicità)

Ferro 2012
Coordinate Google Earth:
42°24'35.57"N, 11°25'41.28"E

Nel giardino di una residenza di Capalbio l'artista realizza l'opera Mutluluk (felicità): una porta sull'aurora che rimanda a un motivo raffigurato negli antichi Kilim turchi, simbolo dell'unione degli opposti. È inciso su di essa un distico liberamente tratto dal Canto d'addio di Alberto Savinio: "Abbandonato ai piedi dei giganti / Giace incompiuto il sogno dell'Aurora".
La grande figura geometrica tridimensionale - che misura 6 metri in larghezza ed e' conficcata nel terreno in modo tale che la meta' speculare risulti non visibile - inquadra nelle prime ore del mattino il sole nascente, catturando la magia che il suo apparire crea ogni volta nel paesaggio circostante: una sorta di evento che ha del miracoloso pur nel suo quotidiano ripetersi.
La metafora della porta, inoltre, prepara il visitatore ad un immersione in una dimensione "altra": con un approccio che e' al contempo critico e nostalgico l'installazione, che vorrebbe catturare l'aurora nel recinto finito e limitato dei suoi angoli acuti, spinge l'osservatore a considerare la limitatezza dell'uomo di fronte al cosmo laddove i tempi lunghissimi della natura e la sua forza primordiale hanno ragione sul grande dispiegamento di mezzi meccanici ed energie umane.

 

 

 


 

 

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